Picture © Gautier Deblonde.

Milan

Ron Mueck

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Ron Mueck’s studio, United Kingdom, 2023. Photo © Gautier Deblonde.
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By Charlie Clarke, Associate Curator

The presentation of Mass at Fondation Cartier provides the opportunity to see this monumental installation in the context of both earlier and more recent work, and to begin to see how Ron Mueck’s practice has evolved in recent years. Embracing a broadening realm of subject matter has led to an exploration of fresh ways of sculpting and presenting work. Within the large glass walled gallery on Boulevard Raspail, Mass, a work always intended to be re-configured in response to the character of each space, is seen for the first time both from outside through the full height windows, and from inside against the backdrop of lush foliage in the garden beyond. Mass silently responds to these environs to create an experience nestled in this time and place.

Questo testo è stato redatto in occasione della mostra Ron Mueck alla Fondation Cartier, Parigi, tenutasi dall’8 giugno al 5 novembre 2023.
La presentazione di Mass alla Fondation Cartier permette di vedere questa installazione monumentale all’interno del contesto sia dei primi lavori dell’artista che di quelli più recenti, e di iniziare a osservare come si sia evoluta la pratica di Ron Mueck negli ultimi anni. Abbracciare una più ampia gamma di soggetti lo ha portato all'esplorazione di nuovi modi di scolpire e di presentare il suo lavoro.
All'interno dello spazio espositivo della Fondation Cartier, le cui pareti di vetro si affacciano su Boulevard Raspail, Mass, un'opera destinata sempre a riconfigurarsi in risposta al carattere dello spazio circostante, è vista per la prima volta sia dall'esterno attraverso le finestre a tutta altezza che dall'interno circondata dal fogliame lussureggiante del giardino sullo sfondo. Mass risponde silenziosamente a questi contesti per creare un'esperienza incastonata in questo luogo e tempo.

Much has been made by writers about the ability of Mueck’s sculptures to speak of the universal human condition, and although it may appear as something of a departure, the post-mortem Mass has an equally far-reaching scope. Like all his work it defies specific explanation, its inherent ambiguity encouraging viewers to respond with their own sensibility.

In a way, Mueck has always given us an immersive experience; the smallest of his sculptures drawing us in to an intimate and personal space, even in the crowded room of a busy exhibition. The tiny wall-hanging Baby seems to envelop us in its aura, whilst the colossal A Girl reaches out and demands the attention of the whole room.

Molto è stato detto dagli scrittori sulla capacità che hanno le sculture di Mueck di parlare della condizione umana universale, e sebbene questa possa apparire come una presa di distanza, Mass post mortem è carica di una simile portata significativa. Come in tutto il suo lavoro, l’artista sfida la spiegazione specifica; la sua intrinseca ambiguità incoraggia gli spettatori a rispondere con la propria sensibilità. In un certo senso, Mueck ci ha sempre regalato un'esperienza coinvolgente; la più piccola delle sue sculture ci attira in uno spazio intimo e personale, anche in nel caotico contesto di un’affollata mostra. Il piccolo "Baby" appeso al muro sembra avvolgerci nella sua aura, mentre la colossale A girl si distende e richiede l'attenzione dell’intera stanza.

Much has been made by writers about the ability of Mueck’s sculptures to speak of the universal human condition, and although it may appear as something of a departure, the post-mortem Mass has an equally far-reaching scope. Like all his work it defies specific explanation, its inherent ambiguity encouraging viewers to respond with their own sensibility.

In a way, Mueck has always given us an immersive experience; the smallest of his sculptures drawing us in to an intimate and personal space, even in the crowded room of a busy exhibition. The tiny wall-hanging Baby seems to envelop us in its aura, whilst the colossal A Girl reaches out and demands the attention of the whole room. Ron Mueck’s sculptures have never felt like snapshots of movement frozen in time; they are moments of stillness drawn out for us to dwell on long enough to plumb their depths. "Untitled" (Three Dogs), despite the threat of impending action, is no exception. A focussed tension and anticipation of what might be about to happen is created by the skilful rendering of musculature and anatomy, and communicated, as ever, by the play of light on sculpted form.

L’opera completata di recente, "En Garde", sembra compiere un ulteriore passo avanti. La riduzione dei dettagli superficiali del soggetto ( tre animali aggressivi) a favore di una concentrazione sulla forma e sulla tensione consente di mantenere l'immediatezza del primo incontro con l’opera; e questo primo impatto non si attenua man mano che ci avviciniamo e ci muoviamo intorno al gruppo scultoreo. Eppure, chiunque abbia visitato la prima mostra dedicata al lavoro di Mueck presso la Fondazione Cartier nel 2005 ricorderà il gigantesco "Wild Man" nudo isolato in quell'enorme scatola di vetro che è lo spazio espositivo, sorpreso dallo spettatore quanto questi da lui. La scultura e l'ambientazione si incontrano creando un'esperienza unica.

Le sculture di Ron Mueck non sono mai sembrate delle istantanee di movimenti congelati nel tempo; sono momenti di quiete estrapolati per permetterci di soffermarci abbastanza a lungo da scandagliarli in profondità. "En Garde", nonostante la minaccia di un’azione imminente, non fa eccezione. La tensione concentrata e l'anticipazione di ciò che potrebbe accadere si esprimono nella sapiente resa della muscolatura e dall’anatomia, e comunicate, come sempre, dal gioco di luce sulla forma scultorea.

With This Little Piggy, the first time Mueck has allowed the audience to witness a work in progress, we can see how stepping aside from this meticulous attention to surface detail might bring other possibilities. Although obviously not complete (one figure is distinctly less defined than the others, as if pose and poise are the greatest concern) we can see that the emphasis is on a group dynamic; the push and pull of the scene portrayed through the careful orchestration of limbs and bodies. The sense of movement is enhanced by a complexity of forms and rhythms shifting as the viewer moves around this landscape of activity.

Fondation Cartier have shown us an artist breaking new ground, but the exhibition also reveals a thorough continuity which allows us to see all of Mueck’s work with even greater clarity.

Con "This Little Piggy", la prima opera che Mueck ha concesso di esporre al pubblico mentre ancora in corso di lavorazione, possiamo notare come l’allontanarsi da questa meticolosa attenzione ai dettagli della superficie offra altre possibilità. Sebbene l’opera non sia completa (una figura è nettamente meno definita rispetto alle altre, come se posa e portamento fossero la principale preoccupazione di Mueck), possiamo notare come l’enfasi sia posta su una dinamica di gruppo: il tira e molla tra i personaggi che la scena vuole rappresentare, si esprime attraverso l'attenta orchestrazione di membra e corpi. Il senso del movimento è esaltato da una complessità di forme e ritmi che cambiano al cambiare della posizione dello spettatore.

La Fondation Cartier ci mostra un artista che sta battendo un terreno nuovo, ma la mostra rivela anche un’approfondita continuità che ci permette di comprendere tutta l’opera di Mueck con maggiore chiarezza.

Ron Mueck's studio, Ventnor, Wight Island, United Kingdom, 2023
Picture © Gautier Deblonde.

MASS

2017
Mixed media
Variable dimensions
National Gallery of Victoria, Melbourne
Felton Bequest, 2018

Tecnica mista
Dimensioni variabili
National Gallery of Victoria, Melbourne
Lascito Felton, 2018

The human skull is a complex object.
A potent, graphic icon we recognize immediately.
At once familiar and exotic, it repels and attracts simultaneously.
It is impossible to ignore, demanding our attention at a subconscious level.
- Ron Mueck

Commissioned by the National Gallery of Victoria (Melbourne) in 2017, Mass comprises one hundred giant human skulls piled high and reconfigured in response to the architecture of each venue. The choice of title alone provides a glimpse of the work’s multiple meanings. The term “mass” might refer to a heap, a pile, a crowd, or a religious ceremony. The iconography of the skull is itself ambiguous; associated with the briefness of human life in art history (the memento mori), it is also ubiquitous in popular culture.

While variations in hue and facial details suggest this is an assembly of individuals, it is their presence as a group which is overwhelming. In this way, Mass differs from the artist’s previous works which concentrated on the isolating individuality of the subjects.

Commissionata dalla National Gallery of Victoria (Melbourne, Australia) nel 2017, Mass è un’installazione composta da cento gigantesche sculture di teschi umani ammucchiate e disposte in mostra dall’artista, in dialogo con lo spazio espositivo. La scelta del titolo lascia intravedere i molteplici significati dell'opera. Il termine inglese "mass" può riferirsi a un cumulo, una pila, una folla o una cerimonia religiosa. La stessa iconografia del teschio è ambigua: associata alla brevità della vita umana nella storia dell'arte (il memento mori), è anche onnipresente nella cultura popolare.

Anche se le diverse tonalità cromatiche e i dettagli dell'ossatura facciale suggeriscono che si tratta di un insieme di individui, è la loro presenza come gruppo a essere schiacciante. In questo senso, Mass si differenzia dai precedenti lavori dell'artista, che raffiguravano sistematicamente gli esseri umani nella loro individualità.